Parco nazionale del Pollino

Il Parco è la più grande area protetta italiana, istituita nel 1990, si sviluppa tra due regioni, la Calabria e la Basilicata e tre provincie Cosenza, Matera e Potenza nell'Appennino Meridionale per una superficie complessiva di 192.565 ettari. Il Parco si colloca a cavallo tra due mari il Tirreno e lo Ionio e interessa due massici montuosi, il massiccio dell’Orsomarso (o del Cozzo del Pellegrino) e il massiccio del Pollino che gli da il nome. La cima più alta è Serra Dolcedorme 2267 mt.la ma anche altre cime superano i 2000 mt. di altitudine, il Monte Pollino 2248 mt., Serra del Prete 2180 mt., Serra delle Ciavole 2127 mt. e Serra di Crispo 2053 tutte situate nel massiccio del Pollino. Il massiccio dell’Orsomarso che si trova interamente in Calabria, rappresenta la parte più selvaggia del parco, qui le cime montuose sfiorano, i 2000 mt. con il Cozzo del Pellegrino 1987 mt., La Mula 1935 mt. e i 1800 mt. con la Monta 1785 mt. monte La Caccia mt. 1744. Il territorio di questo vasto e incontaminato Parco, conserva due endemismi rari ed eccezionali di notevole importanza, il Pino Loricato, il cui areale si limita alle alte quote di entrambi i massicci e il capriolo dell’Orsomarso che con una sparuta popolazione vive nei meandri più selvaggi del massiccio omonimo. Un’altra particolarità eccezionale è la presenza sul Massiccio del Pollino di tracce dell’azione di antichi ghiacciai, quelli più meridionali d’Europa che con il loro movimento hanno modellato i rilievi di questo magico parco.

Cosa c’è da vedere?

Sicuramente la cosa da vedere e che da sola merita una vista nel Parco è il Pino Loricato che alle quote più elevate e sui pendii più ripidi da sfoggio del suo monumentale aspetto. Enormi esemplari isolati come antichi guerrieri affrontano gli elementi naturali, vento, neve e ghiaccio e questa loro lotta che può durare secoli continua anche dopo la morte, i loro scheletri continuano a sfidare i fortissimi venti freddi delle alte quote durante i gelidi inverni. Molte altre sono le cose da vedere, l’elenco sarebbe lunghissimo, dalle emergenze geologiche come gli antichi circoli glaciali del Monte Pollino, alle gole profonde dei fiumi Raganello e Lao, alle numerose grotte di origine carsica come la grotta del Romito con resti dei uomini preistorici e il graffito di un bue primitivo. Anche flora è altrettanto interessante con gli estesi boschi di faggio e con la presenza delle altre numerose specie arboree. Anche la fauna è variegata, comprende specie ormai scomparse in altre zone montuose. Sono presenti tra gli uccelli l'aquila reale, il lanario, il capovaccaio, il nibbio reale, il gufo reale, il gufo comune, il corvo imperiale, il falco pellegrino, tra i mammiferi, ma molto più difficili da vedere, c’è il driomio, il lupo appenninico, il gatto selvatico, il capriolo autoctono dell’Orsomarso e la lontra. Di recente sono stati reintrodotti il cervo e il grifone. I paesi del parco e le comunità che li abitano con le loro tradizioni rappresentano un altro interessante motivo per visitare il parco, numerosi sono i centri storici del parco sia in Calabria sia in Basilicata, che arricchiscono il patrimonio di tutta l’area protetta, citarli tutti è impossibile. A titolo d’esempio citiamo Civita che assieme alle bellezze architettoniche unisce la presenza della comunità arbëreshe, minoranza linguistica e culturale di origine albanese presente anche in altri centri del parco.

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